Le radici sono la parte di noi che rimane, ovunque andiamo.
16 luglio 2026 · 2 minuti di lettura
Le radici, per me, sono quella parte di noi che rimane. Ovunque andiamo, qualunque cosa cambiamo intorno a noi, loro restano. Sono chi siamo, il nostro “io” più profondo. Sono i nostri antenati, i nostri genitori, la famiglia che ci portiamo dentro. Sono la parte che non si può cambiare.
Io mi porto dietro tutto questo: chi sono, cosa mi ha fatta crescere, le mie esperienze. A volte sono arrabbiata con la vita, perché mi ha fatto vedere anche molte cose brutte. Ma sono altrettanto fortunata — perché sono chi sono proprio grazie a tutto quello che ho vissuto, il bello e il brutto insieme. Le mie radici sono anche le mie ferite, e non le rinnego.
E poi c’è il movimento
Il movimento è la parte di me curiosa, quella che ha continuamente bisogno di conoscere, di scoprire. È il lato di me che ha paura di restare ferma e di non riuscire a vedere il mondo. Paura di perdermi nel tunnel della monotonia, di adagiarmi su una vita che non mi appartiene.
“Per me fermarmi fa più paura che partire.”
L’ho sempre saputo, in fondo. Fin da piccola sognavo un lavoro che mi permettesse di lavorare e viaggiare insieme. Non sapevo nemmeno che esistessero i nomadi digitali — mi immaginavo come una donna in carriera che girava il mondo per lavoro. Poi, col tempo, ho scoperto che quella libertà era possibile davvero. Ma la vera consapevolezza è arrivata con Giacomo: dopo una discussione che ha scosso la coppia, siamo finiti per capire che era esattamente ciò che volevamo entrambi.
Da lì è nata un’immagine che mi porto dentro da quasi un anno: io e lui su un chiringuito in riva al mare, il computer davanti, io in costume a fare il mio lavoro. Non è solo un posto. È un traguardo. È la libertà vista nel mio modo — che non è quella di tutti. È la consapevolezza di chi sono, della mia natura.
Due cose che sembrano opposte, e invece convivono. Perché le radici non sono ciò che ti trattiene: sono ciò che ti porti con te, mentre ti muovi.
Non voglio dirti che ho capito tutto e che ora è tutto in discesa. Non è così. Non ho ancora ciò che desidero, e ho ancora paura di non farcela. Sono perfezionista, e a volte la paura di fallire mi fa mollare. Mi sento ancora, per certi versi, quella ragazza che non trovava il suo posto. Ho solo mezza consapevolezza in più, e una direzione.
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